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Bergamonews 27 maggio 2011

Bergamonews 27 maggio 2011

Spesso le nostre scuole rischiano di diventare il luogo in cui si sviluppano l’apatia e il disinteresse egoistico, e in cui non si riesce a generare quel “capitale sociale” utile a consolidare il legame sociale che sta alla base della democrazia. Gli studenti attraverso l’esperienza scolastica, dovrebbero, invece, riuscire a comprendere il bisogno di immaginarsi un futuro da cittadini inseriti in un contesto collettivo. Andando più in profondità, ci si può chiedere se la scuola riesca a essere fucina di futuro condiviso a livello sociale, costruttrice quindi di quel popolo sovrano di cui dicevo. La scuola dovrebbe essere anche luogo di sogni, e dove si dovrebbe insegnare la strada giusta per realizzarli, non solo dove apprendere come attrezzarsi a essere in futuro una creatura solitaria in perenne competizione, sempre intenta a difendersi e contrattaccare; e dove il proprio futuro è intravisto come ignoto luogo, dove l’unica certezza, riguardo alla propria felicità, si realizzerà a danno di quella degli attuali e provvisori amici. Infine rammento come nel nostro sistema scolastico, la scuola sia uno spazio di segregazione, non d’integrazione: le differenze linguistiche e culturali diventano diseguaglianze, si aggravano invece di essere superate.

Ma non è sempre così, per fortuna.

Quando le cose funzionano, è bene che si dia il giusto risalto ai progetti realizzati, che vanno nella giusta direzione di un insegnamento non solo visto come cognitivismo e come “scienza dell’apprendimento”, ma come luogo d’educazione e aggregazione, in cui vivono esseri umani che imparano interagendo direttamente con i loro simili, percependo la realtà, immaginandola in forme nuove, reagendo al “diverso” con sentimenti nuovi, sviluppando valori di solidarietà. Non più, quindi, soggetti passivi ma già cittadini attivi nel mondo. Non più (solo) regole, simboli e didattica, ma immersioni nella realtà, compiendo nel contempo azioni su di essa e osservandone le conseguenze.

Sulla base di ciò suddetto, l’I.S.I.S.Mamoli di Bergamo ha realizzato un progetto dal titolo significativo: “Oltre le parole. Comunicare attraverso i Giovani”. Questa significativa esperienza ha visto coinvolte alcune classi dell’Istituto e le loro famiglie, ha permesso a dieci bambini provenienti dalla Bielorussia, di trascorrere alcuni sereni giorni lontano dalla loro terra, che soffre tuttora delle terribili conseguenze del disastro nucleare di Chernobyl. Inoltre ciò è per loro terapeutico, perché permette di recuperare parte delle difese immunitarie compromesse, malauguratamente ereditate dai loro genitori. Ed è così, a mio modesto parere, che si attua quell’ESSERE SCUOLA, che fuoriesce dalle mura dell’edificio scolastico, e che si offre al mondo ricevendo e offrendo non solo quel necessario sapere generale, ma anche insegnamento rivolto a fare in modo di donare ai ragazzi quegli strumenti intellettuali, etici, morali e civici che consentano loro di costruire la propria maturità interiore, oltre a quella scolastica, pur necessaria.

Forse è anche questo insegnare: sognando gli altri, felici nella loro felicità.

Voglio qui ricordare, sempre in questo contesto, che sabato 28 maggio l’Istituto Mamoli ha organizzato una festa aperta a tutti, il cui titolo è “Servizio Sociale e Aggregazione”. Ritengo questo motto significativo ed emblematico, di come la nostra scuola voglia sempre più essere all’avanguardia su quei temi sociali sin qui detti, ma che potrei ulteriormente sintetizzare nell’affermare che: Non esistono uomini bianchi neri o gialli, ma solo UOMINI.

Claudio Carminati

Associazione Genitori Mamoli Bergamo

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