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Concesso il wi-fi alla nostra scuola! (pdf 450 kb)
Spesso le nostre scuole rischiano di diventare il luogo in cui si sviluppano l'apatia e il disinteresse egoistico, e in cui non si riesce a generare quel "capitale sociale" utile a consolidare il legame sociale che sta alla base della democrazia. Gli studenti attraverso l'esperienza scolastica, dovrebbero, invece, riuscire a comprendere il bisogno di immaginarsi un futuro da cittadini inseriti in un contesto collettivo. Andando più in profondità, ci si può chiedere se la scuola riesca a essere fucina di futuro condiviso a livello sociale, costruttrice quindi di quel popolo sovrano di cui dicevo. La scuola dovrebbe essere anche luogo di sogni, e dove si dovrebbe insegnare la strada giusta per realizzarli, non solo dove apprendere come attrezzarsi a essere in futuro una creatura solitaria in perenne competizione, sempre intenta a difendersi e contrattaccare; e dove il proprio futuro è intravisto come ignoto luogo, dove l'unica certezza, riguardo alla propria felicità, si realizzerà a danno di quella degli attuali e provvisori amici. Infine rammento come nel nostro sistema scolastico, la scuola sia uno spazio di segregazione, non d'integrazione: le differenze linguistiche e culturali diventano diseguaglianze, si aggravano invece di essere superate.
Ma non è sempre così, per fortuna.
Quando le cose funzionano, è bene che si dia il giusto risalto ai progetti realizzati, che vanno nella giusta direzione di un insegnamento non solo visto come cognitivismo e come "scienza dell'apprendimento", ma come luogo d'educazione e aggregazione, in cui vivono esseri umani che imparano interagendo direttamente con i loro simili, percependo la realtà, immaginandola in forme nuove, reagendo al "diverso" con sentimenti nuovi, sviluppando valori di solidarietà. Non più, quindi, soggetti passivi ma già cittadini attivi nel mondo. Non più (solo) regole, simboli e didattica, ma immersioni nella realtà, compiendo nel contempo azioni su di essa e osservandone le conseguenze.
Sulla base di ciò suddetto, l'I.S.I.S.Mamoli di Bergamo ha realizzato un progetto dal titolo significativo: "Oltre le parole. Comunicare attraverso i Giovani". Questa significativa esperienza ha visto coinvolte alcune classi dell'Istituto e le loro famiglie, ha permesso a dieci bambini provenienti dalla Bielorussia, di trascorrere alcuni sereni giorni lontano dalla loro terra, che soffre tuttora delle terribili conseguenze del disastro nucleare di Chernobyl. Inoltre ciò è per loro terapeutico, perché permette di recuperare parte delle difese immunitarie compromesse, malauguratamente ereditate dai loro genitori. Ed è così, a mio modesto parere, che si attua quell'ESSERE SCUOLA, che fuoriesce dalle mura dell'edificio scolastico, e che si offre al mondo ricevendo e offrendo non solo quel necessario sapere generale, ma anche insegnamento rivolto a fare in modo di donare ai ragazzi quegli strumenti intellettuali, etici, morali e civici che consentano loro di costruire la propria maturità interiore, oltre a quella scolastica, pur necessaria.
Forse è anche questo insegnare: sognando gli altri, felici nella loro felicità.
Voglio qui ricordare, sempre in questo contesto, che sabato 28 maggio l'Istituto Mamoli ha organizzato una festa aperta a tutti, il cui titolo è "Servizio Sociale e Aggregazione". Ritengo questo motto significativo ed emblematico, di come la nostra scuola voglia sempre più essere all'avanguardia su quei temi sociali sin qui detti, ma che potrei ulteriormente sintetizzare nell'affermare che: Non esistono uomini bianchi neri o gialli, ma solo UOMINI.
Claudio Carminati
Associazione Genitori Mamoli Bergamo

A lezione per imparare a non correre in motorino (pdf 289 kb)




Gentile Segreteria Coor.Co.Ge.
ho letto la vostra lettera pubblicata sull'Eco di Bergamo del 27 u.s. e proverò, quindi a rispondere al vostro quesito finale.
Se ci basassimo solo sull'esperienza diretta, verrebbe da dire che, ahimè, né il nostro paese, né la scuola, né i nostri ragazzi ci stanno a cuore.
Arrivano quotidianamente troppi segnali in favore di questa constatazione, e le poche "sacche di resistenza" che, per fortuna continuano ad esistere, come da voi stesse evidenziato, sembrano non avere sufficienti armi a loro disposizione per combattere quello che è il male maggiore della nostra attuale società: l'ignoranza o, per meglio dire, la volontà di tenere senza adeguata cultura i nostri ragazzi, (futuri adulti non dimentichiamolo) e crescerli senza valori o, peggio ancora, circondati da disvalori.
Viene da chiedersi, perciò, se è vero che ogni famiglia vuole il bene per i propri figli, o se anche così fosse, c'è da chiedersi qual è il senso che le stesse danno alla parola bene.
Sicuramente non è che siano educati alla ricerca di un Bene Comune, forse perché agli stessi adulti, principalmente a coloro che si occupano di politiche educative e non solo, interessi particolarmente questo tema. Quindi, tornando alla vostra domanda, io m'immagino gli insegnamenti e l'educazione come una piramide, alla cui base ci sono le istituzioni che devono, giacché scritto anche nella Costituzione, impartire le giuste leggi e normative, poi c'è la famiglia, che sulla scorta di cui sopra, mediata dalle loro capacità e dal loro amore, insegneranno i giusti principi; di seguito c'è il mondo della scuola che ha il compito di coordinare e integrare quanto sopra esposto. Infine, in cima a tutto, i nostri amati figli che, se ben educati, ricominceranno dalla base, quali cittadini pienamente consapevoli e futura classe dirigente.
Traspaiono dalla vostra lettera un certo ottimismo e una concreta speranza che qualcosa si possa (e si debba) ancora fare. Il vostro lavoro ne è la concreta prova, la rete di conoscenza e di solidarietà che state costruendo da qualche tempo, esprime fiducia. Da parte mia, ne sento il calore umano e il sentimento partecipativo, ma mi chiedo anche se sarà sufficiente il vostro lavoro, insieme con quello di tanti altri, a far si che questo degrado finisca. Certo è che, per prima cosa, non dobbiamo perdere il coraggio di stupirci dinanzi ai tristi esempi che la televisione, per esempio, quotidianamente ci comunica e che mi fanno sempre più pensare ad analogie con la caduta dell'Impero Romano. Oggi, i Visigoti e gli Ostrogoti, sono sostituiti dai moderni barbari dell'etere, e i molti Conduttori-Odoacre saccheggiano le nostre menti e i nostri principi, mentre i moderni Lerner- Romolo Augusto tentano le ultime resistenze. Cosicché il mio "coraggio" tende a trasformarsi in paura, poiché sommando le invasioni barbariche, i disordini politici, la crisi economica, la decadenza dei valori, (altre analogie con quanto successo 1500 anni fa), temo non solo per l'educazione dei nostri figli ma per le sorti stesse della democrazia o, quantomeno, che si arrivi a una grave crisi istituzionale.
In conclusione, pur essendo pessimista, in fondo credo che finché arriveranno ancora stimoli dalla società civile, di cui voi siete un bello e concreto esempio, valga la pena continuare a Testimoniare il nostro impegno, affinché non si perda mai la speranza che consegnare un futuro migliore ai nostri figli sia ancora possibile.
Il 27 gennaio, da ormai undici anni, è la ricorrenza del "Giorno della Memoria".
Come tutti sanno, in questo giorno si commemorano le vittime dello sterminio del popolo ebraico e contemporaneamente si ricordano coloro, che a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.
La parola Olocausto deriva dal greco holos "completo" e kaustos "rogo", mentre Shoah significa distruzione. Dico questo perché la definizione di olocausto è stata coniata alla fine del XX secolo, in virtù proprio del senso specifico delle parole originarie ma, per ciò che ho premesso, il termine Genocidio che, come definito dall'ONU, "
costituisce gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.", sarebbe, a mio sommesso parere, più completo e indicativo.
Per quanto ciò premesso, e vengo al tema della mia lettera, mi piacerebbe cambiare il senso della giornata, per dare alla ricorrenza un valore ancora maggiore, giacché il genocidio è il peggiore crimine che l'uomo possa commettere, poiché comporta la morte di migliaia, a volte milioni, di persone, e la perdita di patrimoni culturali immensi; non per niente è definito dalla giurisprudenza, un crimine contro l'umanità.
Di conseguenza mi sembrerebbe giusto, in questo giorno ma non solo, magari, ricordare anche lo sterminio degli Armeni (1894 e 1915-16) e quello dei cinque milioni di contadini ucraini nel 1932-33, i quasi due milioni di morti in Cambogia (1975-79) per mano dei Kmer Rossi e il milione di Ruandesi sterminati nel 1994, nonché i milioni di morti dovuti allo stalinismo o al nazi-fascismo. Se poi volessimo fare ancora meglio, potremmo ricordare anche il Genocidio dei Nativi Americani e quello dei popoli Africani, per non dire di altri "minori" massacri.
Pongo l'accento sul fatto che tutto questo, sia avvenuto nella quasi totale indifferenza della Comunità Internazionale; ciò da un senso ancora maggiore a quanto sia necessario non dimenticare mai ciò che è avvenuto, nella speranza che, alla fine, la Storia ci insegni a essere uomini migliori e a non commettere mai più simili atrocità.
Mi auguro si possa aprire un dibattito su quanto da me proposto, poiché le ricorrenze, per quanto utili, tendono ad assumere, man mano che passa il tempo, una consuetudine priva di umano significato e rinnovarle nella loro concezione, può rilanciarne il valore e i principi ispiratori.
Claudio Carminati

QUANDO LA SCUOLA FUNZIONA
Spesso ci lamentiamo, e a ragione, del malfunzionamento della scuola italiana dovuto, soprattutto, alla nota mancanza di fondi statali.
A volte, però, accade che a dispetto di tutto e di tutti, si dia corso a dei progetti che solo la disponibilità eccezionale di dirigenti scolastici e docenti, permette di realizzare.
E' il caso della "SCUOLA IN OSPEDALE" che, per quanto riguarda l'Istruzione di 1^ e 2^
Grado, è stata attivata, in convenzione con il Centro Servizi Amministrativi degli Ospedali Riuniti di Bergamo, dall'Istituto Superiore Mariagrazia Mamoli di Bergamo.
La malattia fisica e l'ospedalizzazione rappresentano, per un ragazzo, un evento che determina la rottura di un equilibrio psicofisico generando, da un punto di vista sia organico sia psicologico, una situazione completamente nuova cui il ragazzo deve faticosamente adattarsi. Il fatto che si possa comunque seguire delle lezioni scolastiche, aiuta gli studenti ospedalizzati a prepararli a un ritorno alla propria quotidianità, fatta non solo di scuola ma di giochi, famiglia, amici.
Più nello specifico, la scuola secondaria di II grado in ospedale, al momento può garantire gli ambiti disciplinari trasversali comuni a quasi tutti gli indirizzi di studio, cioè italiano, storia, inglese, matematica e fisica. Per tutti gli altri ambiti disciplinari viene sempre attivato, se sussistono le condizioni necessarie, un progetto d'istruzione domiciliare, anche per il periodo di degenza ospedaliera, come stabilito dalle linee guida ministeriali.
Si garantisce così il Diritto allo Studio, sancito dalla nostra Costituzione, anche agli studenti meno fortunati che, nel frattempo, riscontrano nel progetto non solo la possibilità di studiare, ma un supporto umano di notevole importanza in un momento di così traumatica esperienza.
Pongo l'accento, quindi, sull'importanza del Progetto, non solo per le valenze didattiche e umane, ma anche come segno tangibile di come la scuola possa, e debba, interagire con il Territorio, poiché è attraverso questo connubio che ci si apre al sociale, alla conoscenza diretta, alla partecipazione personale.
Ritengo, inoltre, che siano inscindibili istruzione e educazione, e che occorra mettere in atto tutte quelle attività, capaci di coinvolgere gli studenti emotivamente, socialmente e affettivamente, per crescerli come Cittadini consapevoli a pieno titolo.
Infine ricordo che l'Istituto "F. Nullo" partecipa al Progetto, curando la didattica riguardante l'Istruzione Primaria e che il Progetto sarà presentato nel Corso dell'Open Day dell'Istituto Mamoli, in programma domenica 23 gennaio.
Claudio Carminati
Consiglio d'Istituto ISIS Mamoli
Lettere al direttore
Scuola - Claudio Carminati, membro del Consiglio di Istituto dell'Isis Mamoli lamenta la partecipazione (scarsa) alla vita della scuola.
Elezioni organi collegiali, ma i genitori dove sono?
Claudio Carminati, membro del Consiglio di Istituto dell'Isis Mamoli, rappresentante di classe, nonché facente parte del direttivo della Associazione Genitori Mamoli in merito alle ultime elezioni degli Organi Collegiali, lamenta la partecipazione (scarsa) alla vita della scuola.
Si sono svolte, nelle settimane scorse, negli Istituti Scolastici della nostra provincia, le elezioni degli Organi Collegiali (Consiglio dIstituto e Consiglio di Classe), a questo proposito volevo far rilevare, come la bassissima partecipazione dei genitori, sia lennesima prova di come ci sia ancora troppa distanza fra la scuola e i loro fruitori, che non sono solo i ragazzi ma anche le loro famiglie.
Spesso siamo capaci di lamentarci della scuola, della mancanza di risorse (economiche soprattutto), ma quando abbiamo la possibilità di intervenire direttamente nella gestione della stessa, preferiamo defilarci. E bene ricordare come gli organi, di cui sopra, siano indispensabili al buon funzionamento di ogni Istituto Scolastico, facendo fattivo tramite fra la dirigenza, i docenti, gli studenti e le famiglie; quindi è solo partecipando attivamente, quantomeno alle assemblee, e delegando i genitori eletti negli organi collegiali a rappresentare effettivamente tutti i genitori, che dimostreremo un vero interesse alla scuola e ai nostri figli.
Attraverso la nostra attiva collaborazione, avremo modo di comunicare i nostri principi e i nostri valori e aiuteremo la scuola nel suo insieme, e i docenti in particolare, affinché possano insegnare ai ragazzi a non soffermarsi alla sola superficie, ad attingere alle radici delle cose, a insistere affinché le loro giovani menti colgano il respiro del pensare, che abbiano quellautonomia Morale, Intellettuale ed Estetica necessarie alla loro crescita umana.
Inoltre, spesso mi chiedo, come fare per riuscire a trasmettere quello che ritengo essere un nostro DOVERE: trasmettere lamore per la Cultura e la Conoscenza e combattere, di conseguenza, la Paura e lIgnoranza. Forse la risposta è: troviamo gli stimoli giusti e la passione per crescere insieme.
Dopodiché potremmo anche lamentarci, giustamente e con cognizione di causa, di come il Ministero dellIstruzione abbia poco a cuore le sorti della scuola (pubblica) italiana.
Siamo chiamati altresì, come rappresentanti dei genitori, a partecipare alla stesura del Piano dellOfferta Formativa, vero strumento base della formazione dei nostri ragazzi.
Eun invito che lAssociazione Genitori Isis Mamoli, sente di rivolgere a tutti coloro che hanno ragazzi frequentanti scuole superiori nella nostra provincia, perché forti, come pensiamo di essere nelle nostre motivazioni e convinzioni, dobbiamo far sì che esse si connettano e si trasmettano ai docenti e agli studenti, che la arricchiranno rendendola più attuale e adeguata e la trasmetteranno così a loro volta.
Infine non riesco a capire perché, una volta terminata la scuola media, si smetta di seguire con attenzione il mondo scolastico dove, non dimentichiamolo mai, i nostri figli passano molto del loro tempo. Non dovremmo, perciò, stancarci mai dessere genitori presenti e attenti, la loro età non sia una scusante per delegare (quando va bene) o disinteressarci di loro (quando va male).
Claudio Carminati
Associazione ISIS Mamoli Bergamo
ECO DI BERGAMO.IT
mercoledì 24 marzo 2010
Tecnico dei servizi di animazione
A Bergamo nasce un corso di studi
24 marzo 2010

Una foto d'archivio della mostra didattica interattiva "Gli specialisti della solidarietà" degli studenti dell'Istituto superiore statale "Mariagrazia Mamoli", in mostra all'Ufficio scolastico provinciale di via Pradello a Bergamo
Il "Tecnico dei servizi di animazione turistico-sportiva e del tempo libero" è una nuova possibilità che si apre agli studenti bergamaschi che dopo la terza media vogliono iscriversi a un corso di formazione professionale. Si tratta di un percorso regionale di quattro anni che è stato attivato a Bergamo dall'Istituto superiore statale Mamoli e a Clusone dal Patronato San Vincenzo, ente accreditato.
I due dirigenti, la preside Giovanna Gargantini e il direttore Luigi Bettoli, hanno costruito insieme un curriculum simile che comprende italiano, due lingue, storia, geografia, arte, diritto ed economia, sicurezza e ambiente, matematica, scienze dell'alimentazione e un'area tecnico professionale pari al 48 % dell'orario nel primo biennio e al 56% nel secondo, più un 10% di orario flessibile e da 200 a 250 ore di alternanza scuola lavoro.
Si tratta di quattro anni e non di tre (come per gli altri percorsi di formazione regionali) per una precisa scelta della Regione Lombardia in accordo col Ministero che innalza a quattro gli anni di corso per formare i tecnici del settore sociosanitario e dei servizi alla persona. Il diploma infatti è di tecnico e non di operatore, a sottolineare la competenza a coordinare e la maggior autonomia decisionale rispetto al ruolo esecutivo.
Il nuovo percorso è particolarmente adatto anche per i ragazzi che fanno sport a livello agonistico e che spesso non riescono a seguire un percorso di studi tradizionale e finiscono per giocarsi il futuro se non sfondano nel mondo dello sport.
C'è ancora qualche giorno (fino al 26 marzo) per iscriversi.
"Lettera ad un giovane soldato": consegnati i riconoscimenti agli studenti vincitori del concorso
dove viene citata un'alunna del Mamoli (Fumagalli Giulia) che è tra i vincitori....visiona il file (word 287 kb) e visualizza foto (jpeg 698 kb)
visiona file (jpeg 3.91 kb) Borsa di studio Confindustria
Foto della premiazione dell'alunna SIGNORINI GIADA che ha vinto borsa studio (foto 1 jpg 321 kb) (foto 2 jpg 268 kb)
visiona file (pdf 247 kb)
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Via libera dal ministero
Sarà intitolato a Mariagrazia Mamoli il nuovo Istituto Superiore Sociosanitario di via Brembilla a Longuelo. Il decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, che accoglie la proposta della scuola, è giunto il 7 aprile all'Ufficio scolastico provinciale. "Siamo molto soddisfatti - commenta la dirigente, Giovanna Rossana Gargantini - che ogni ostacolo burocratico sia stato risolto e che il nostro istituto porti il nome di una persona nota a Bergamo per il suo impegno civile e umanitario e che ha fatto tantissimo proprio in campo sociosanitario".
Mariagrazia Mamoli Minetti, per tutti Kika, è morta il 14 luglio 2005 dopo essere stata per otto anni presidente dell'Associazione per le cure palliative. Si deve soprattutto alla sua ispirazione e al suo impegno se oggi gli Ospedali Riuniti sono dotati di un Hospice al servizio della città. La cerimonia di intitolazione della scuola avverrà in settembre, all'avvio del prossimo anno scolastico. "Per la scelta del nome - racconta la preside Gargantini - abbiamo consultato studenti e genitori, parlandone poi in Consiglio d' Istituto. Volevamo una personalità significativa, che avesse lavorato in campo sociosanitario e che, possibilmente, fosse bergamasca. Non per campanilismo, ma per dare agli studenti e alle studentesse, un esempio concreto e vicino, verificabile".
"Mi emoziona che sia stato scelto il nome di Kika per la nuova scuola - commenta Arnaldo Minetti, che con la moglie ha condiviso ideali e progetti - è stupendo che abbiano pensato a lei proprio per questo tipo di scuola, che prepara i ragazzi e le ragazze a quelle professioni della sanità che tengono conto della centralità del malato e della persona in difficoltà".
L'Istituto sociosanitario, aperto nel 2007, ha vinto la scommessa: le iscrizioni lo porteranno nell'anno scolastico 2008-2009 ad avere 21 classi per un totale di circa 500 allievi nella sezione professionale e 10 classi per 250 allievi al Liceo. I disabili inseriti sono una trentina. Dal prossimo anno sarà avviato anche il biennio serale per conseguire la qualifica di operatore dei servizi sociali. La scuola di via Brembilla ha però bisogno di completare le attrezzature, in particolare mancano un laboratorio multimediale e un laboratorio di scienze.
S.P.
La scuola entra nell'Hospice di Borgo Palazzo: ieri l'incontro tra l'associazione Cure Palliative Arnaldo Minetti, il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale Luigi Roffia e alcuni docenti. "Il progetto - spiega Minetti - intende avviare con le classi quarte degli istituti superiori un percorso formativo interdisciplinare sul tema della sofferenza, della terminalità e della solidarietà". Finora hanno aderito all'iniziativa sei istituti superiori bergamaschi: il liceo sociale di via Brembilla, l'Isis Einaudi di Dalmine, il liceo Secco Suardo, L'Istituto Quarenghi, l'Isis Riva di Sarnico e l'Isis Don Milani di Romano di Lombardia.